Nel mondo della meteorologia dinamica, pochi indici hanno goduto del prestigio e dell'autorità della PDO (Pacific Decadal Oscillation).
Per decenni, è stata la bussola dei climatologi per prevedere i trend decennali della temperatura globale e della circolazione atmosferica. Oggi, però, quella bussola sembra impazzita.
Siamo entrati in un’era in cui i modelli matematici segnano "freddo", ma la realtà fisica dell' Oceano risponde con un calore senza precedenti.
Prima di analizzare la crisi attuale, è fondamentale capire cosa sia (o cosa sia stata) la PDO.
A differenza di El Niño (ENSO), che ha una frequenza interannuale, la PDO è una fluttuazione a lungo termine (decennale) delle temperature superficiali del mare (SST) nel Pacifico settentrionale, a nord dei 20°N.
Storicamente, si riconoscono due fasi principali:
a) Fase Positiva (Calda): Acque più fredde della media nel Pacifico centrale e più calde lungo le coste del Nord America.
b) Fase Negativa (Fredda): Un pattern a "ferro di cavallo" freddo lungo le coste americane e un cuore caldo nel centro del bacino.
Questa oscillazione è sempre stata il "regolatore" del clima mondiale ed una PDO negativa, solitamente, agisce da freno al riscaldamento globale favorendo inverni più dinamici e frequenti episodi di La Nina.
Img: Le fasi della PDO (credit prfrainfall.com)

Il punto di rottura si è manifestato chiaramente negli ultimi anni. Se osserviamo i dati recenti (2020-2025), l'indice PDO ha raggiunto valori super-negativi, toccando picchi inferiori a -3.0 e , in teoria, dovremmo osservare un Pacifico settentrionale gelido.
Img: PDO index (credit ncei.noaa.gov)

Sorprendentemente, la realtà è opposta. Le mappe satellitari mostrano vaste anomalie calde dove dovrebbe esserci il blu. Perché questo corto circuito?
Img: Anomalie di Temperatura Oceano Pacifico al 22 Febbraio 2026(credit ospo.noaa.gov)

La PDO è un indice statistico calcolato rimuovendo il trend del riscaldamento globale e poiché l'intero oceano si è scaldato in modo esponenziale, ciò che oggi viene definito "anomalia fredda" è, in termini assoluti, acqua molto più calda rispetto a quella di soli vent'anni fa.
Il segnale naturale è stato letteralmente "mangiato" dal riscaldamento antropico.
Dal 2014, il Pacifico ha visto la comparsa di ondate di calore marino persistenti (note come Blob).
Queste enormi bolle di calore superficiale non rispondono più ai cicli decennali classici, rimanendo stazionarie e alterando lo scambio di calore tra oceano e atmosfera.
In passato, una PDO negativa "pulita" (come quella del periodo 2009-2013) favoriva una curvatura del Getto capace di inviare saccature gelide verso le medie latitudini:
Img: Anomalie di Temperatura in Europa con PDO negativa (Inverni 2009/3013)

Oggi, il calore diffuso del Pacifico e la perdita del segnale netto della PDO hanno prodotto un Getto troppo teso, con la Corrente a Getto che scorre veloce e rettilinea confinando il freddo a latitudini più settentrionali.
La mancanza di contrasti termici netti nel Pacifico si riflette in una cronica assenza di dinamicità in Europa.
Il risultato è l'instaurazione di marcati "Alaskan Ridge" (questa configurazione devia la corrente a getto verso sud, agendo come un "catalizzatore" che spinge l'aria artica verso gli Stati Uniti centrali e orientali, causando ondate di freddo estremo), per poi tornare ad accelerare in Oceano Atlantico.
La mancanza di ondulazioni di buona ampiezza come stiamo vivendo da un lungo periodo, con anticicloni africani persistenti e una quota neve che fatica a scendere sotto i 1500mt.
Img: PDO del periodo 2009/2013, notare la differenza con l'attuale PDO che presenta valori matematici ancora più negativi

La PDO per come la conoscevamo non esiste più.
È diventata un "fantasma statistico" che non descrive più fedelmente lo stato termico dell'oceano.
Per noi testimoni di questo cambiamento, la sfida non è più prevedere quando tornerà il freddo basandoci sui vecchi indici, ma capire come il sistema clima si stia riorganizzando in un mondo senza più regolatori termici stabili.
L'inverno mediterraneo è oggi la vittima di questo sfasamento globale e non possiamo che restare osservatori attenti, ma consapevoli che i vecchi manuali, purtroppo, appartengono a un'altra Epoca climatica.
Filippo Casciani & Staff CSCTmeteo